RITRATTO DI Lince europea

Ed ecco qui Lince europea finita.

Le curiosità su questo splendido animale le ho prese in parte dal web, in parte dai vari documentari sulla fauna selvatica, di cui sono molto appassionata.

La lince europea o lince eurasiatica, è uno dei maggiori predatori delle foreste europee e siberiane

Preda principalmente animali di piccole o medie dimensioni come lepri, conigli, roditori, volpi, uccelli, invertebrati e rettili.

La preda non viene consumata in un solo boccone, ma ritorna di volta in volta a nutrirsene avendo cura di nasconderla bene tra il fogliame

La Lince è dotata di una incredibile vista, da qui diverse leggende hanno preso piede. Alcuni popoli credevano, infatti, che essa potesse vedere oltre mari e monti. Altri che il suo sguardo rappresentasse l’occhio di Dio sugli uomini.
In realtà le sue doti visive, sono meno sviluppate di quanto voglia lasciare intendere il detto “occhio di lince”. Si affida di più all’udito, più utile considerando l’ambiente forestale dove vive.

La possiamo trovare nel Nord Italia e nell’Italia centro-meridionale. La sua presenza è stata accertata negli ultimi anni sui monti della Sila, in Calabria, dove si credeva scomparsa. La lince, purtroppo, come altri predatori è stata perseguitata dall’uomo, che ne ha ridotto drasticamente la popolazione.

La lince ha un mimetismo perfetto. Al crepuscolo e di notte va a caccia di prede. Solo nei mesi dell’accoppiamento, da febbraio ad aprile, vive per questo periodo insieme a suoi simili, per poi ritornare solitaria.


La lince ha un ruolo importante nel nostro ecosistema, poiché caccia piccoli artiodattili come caprioli e camosci. È in cima a questa catena alimentare. Per la foresta è fondamentale , perché se camosci è caprioli proliferassero a dismisura il bosco non crescerebbe. Tutto in natura ha un compito preciso, non esistono animali buoni o cattivi, esistono animali utili, esiste l’equilibrio.

Il ritratto è stato eseguito con pastelli, matite colorate su carta Pastelmat, cm 24×30. La foto di riferimento viene da Pixabay

Sul tubetto…

Riflessione sul tubetto del colore…oggi entriamo nel nostro studio scegliamo i colori e li spremiamo sulla tavolozza o nella confezione del Philadelphia (mai buttare niente!)… Prima del 1841 non era esattamente così semplice, si macinava finemente la materia prima, l’unione con gli oli, la conservazione…personalmente trovo tutto molto romantico, mi da questa sensazione di lentezza, di calma, di cosa ragionata. Poi arriva un certo John Goffe Rand un artista americano non troppo conosciuto e rivoluziona il mondo della pittura con l’invenzione del tubetto a compressione. Il tubetto è comodo te lo puoi portare ovunque, nasce la pittura “En plein air” (letteralmente all’aria aperta)…

“Realizzato in latta con tappo a vite, il tubo era trasportabile, sicuro, richiudibile e leggero e, soprattutto, le vernici all’interno restano in condizioni stabili e lavorabili per un periodo di tempo indefinito. “(John Goffe Archives)


“Le vernici in tubi, essendo facili da trasportare, ci hanno permesso di lavorare dalla natura, e solo dalla natura. Senza colori in tubi non ci sarebbero Cézanne, Monet, Pissaro e Impressionismo.”
(Jean Renoir, Renoir: Mio padre Mercury House, 1988)

John Goffe Rand, autoritratto 1836