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Sulla pittura ad olio… Parte 6

In barca sulla Senna
Pierre Auguste Renoir

Bagnato su bagnato.

Con questa tecnica è possibile finire il lavoro in un’unica sessione ma questo non significa che sia semplice , per ottenere un ottimo risultato  bisogna conoscere bene la teoria del colore possedere una buona manualità , per intenderci dobbiamo aver in testa il dipinto finito.
“Bagnato su bagnato” si chiama così perchè è possibile applicare un colore fresco  sopra un colore non ancora asciutto.
Avete presente le opere impressioniste? Nell’immagine potete vedere un’opera di Renoir dipinta con questa tecnica , notate la  luminosità? . E la difficoltà a mio parere più difficile da ottenere se non si padroneggia questo modo di dipingere perché si rischia di mischiare in modo eccessivo il colore e di conseguenza di smorzarlo.

Pennellata dopo pennellata…

Questa mattina ho ripreso con i colori ad olio lo studio del cavallo , la foto di riferimento l’ho scaricata da Pixabay, un sito dove si possono utilizzare immagini gratis o con un piccolo contributo, e qui apro parentesi sull’utizzo delle foto, per chi è alle prime armi consiglio di non usare mai foto senza chiedere il permesso a chi le ha scattate, soprattutto foto di professionisti per loro come per noi è un lavoro, passione da tutelare. Per i nostri studi ci vengono in aiuto pubblicando foto prive di copyright su questi siti appositi. Meglio ancora sarebbe scattarsi foto da soli, ma comprendo che se ti vuoi disegnare il diavolo della Tasmania risulta un po’ difficile. Chiusa parentesi… È da un bel po’ che non prendevo in mano i pennelli, le commissioni degli ultimi anni le ho eseguite tutte con matite colorate e pastelli, una tecnica che mi ha dato non poche soddisfazioni, ma i vecchi amori a volte ritornano, benché in passato le prime commissioni siano state eseguite esclusivamente a olio su tela per riprendere la mano ci ho messo qualche settimana di frustrazione totale, prove, errori, sono alla ricerca di un nuovo modo di dipingere, di un mio modo da consolidare…gli studi servono proprio a questo…in corso d’opera ho deciso di ingrandire un po’ l’occhio del cavallo, di renderlo più vispo e attento… c’è ancora parecchio lavoro da fare.

Sulla pittura ad olio…parte 5

Le tre regole…fondamentali

La pittura ad olio richiede tre regole per essere eseguita nel migliore dei modi

  • Grasso su magro
  • Spesso su sottile
  • Chiaro su scuro

Grasso su magro ; per grasso intendo un colore ricco di olio , per magro intendo un colore con pochissimo olio e un po’ di solvente ( il giusto dosaggio lo atterrete con l’ esperienza, mi fermo qui! dovrei entrare in spiegazioni infinite). Alcuni pittori la parte magra la ottengono solo con il solvente , ma secondo me diluire esclusivamente con trementina o acqua ragia senza utilizzare olio non è ottimale , appunto perchè si tratta di solventi e non diluenti. Perciò in parole molto povere la regola ci dice che nelle varie fasi del dipinto bisogna aggiungere sempre più olio. Questo aiuta ad avere un colore luminoso e duraturo , senza crepe nel futuro , ebbene si, se nel proseguo del lavoro si dovesse diminuire l’ olio o addirittura aggiungere un solvente invertiremo il processo da magro su grasso e questo creerebbe delle crepe.

Spesso su sottile ; la prima applicazione di colore dovrà essere sottile e man mano si prosegue , le successive applicazioni dovranno avere sempre più spessore. Se si segue bene la prima regola questa dovrebbe andare in automatico…dovrebbe

Chiaro su scuro ; prima si utilizzano i colori scuri e poi quelli chiari . Le due precedenti regole sono di natura chimica , questa è di natura fisica , è una questione di luce , il dipinto deve avere luce ! ( teoria del colore…prossimamente )

Altra tecnica bagnato su bagnato , riguarda il dipinto “alla prima” …ma ve ne parlo un’ altra volta.

Sui colori ad olio…parte 4

Imprimitura… ovvero la preparazione della tela.
Questo procedimento serve per preparare il supporto a ricevere il colore nel miglior modo possibile , le tele vendute in commercio oggi hanno una preparazione universale ma che personalmente non trovo sufficiente. L’ imprimitura più utilizzata era composta da gesso mescolato con caseina o colla di coniglio e in certi casi veniva aggiunto dell’ olio di lino cotto. Questa preparazione veniva applicata sul supporto grezzo da dipingere ( tela , tavola di legno , carta ecc. )
Oggi per velocizzare l’ operazione si può utilizzare benissimo del colore acrilico o del gesso bianco acrilico , si aspetta che asciughi , si da una leggera carteggiata e il supporto è pronto. Ovviamente si possono dare più mani di primer.
Questo procedimento non va assolutamente sottovalutato , è determinante per la buona riuscita del lavoro e per la sua durata nel tempo.
Per preparare le mie tele uso solitamente i colori acrilici o il gesso.

L’ olio aderisce molto bene sull’ acrilico , ma mi raccomando non fate mai il contrario…per la regola del grasso su magro , ma ve ne parlerò prossimamente.

Photo by Kaboompics .com on Pexels.com

Sulla pittura ad olio…parte 3

Confucio diceva “La pazienza è potere: con il tempo e la pazienza, ogni foglia di gelso diventa seta.”

Come avrete capito dai precedenti post , i colori ad olio richiedono un po’ di esperienza prima di essere utilizzati in modo ottimale.
Non è sicuramente la tecnica adatta per chi vuole arrivare velocemente all’ opera finita , i tempi di asciugatura possono diventare veramente lunghi partendo dall’ attesa tra una sezione e l’ altra di lavoro , per non parlare dell’asciugatura finale e per la stesura della vernice protettiva che si deve a sua volta asciugare. Ci possono venire incontro i colori ad olio alchidici che hanno una rapida essicazione… molti dei miei lavori passati li ho dipinti con gli alchidici , soprattutto quando ti arrivano le commissioni per Natale e tutti vogliono in tempo il loro bel dipinto finito malgrado da anni chiedo che le commissioni natalizie vengano richieste per tempo , ho compreso come ovviamente le persone non si rendano conto del lavoro che c’ è dietro ad un dipinto. Ma con il tempo ho imparato a dire no , la mia passione stava assumendo un aspetto troppo meccanico . La lenta essiccazione però ha dei lati positivi permette di correggere errori o apportare modifiche , ti permette di meditare molto su ciò che stai facendo e magari nel frattempo di occuparti di altri lavori.

Sui colori ad olio…parte 2

I Medium

Se è vero che al giorno d’ oggi troviamo i colori ad olio pronti nel tubetto è anche vero che l’ uso dei medium appropriati è necessario. Il colore è talmente pastoso che si stenderebbe con difficoltà sulla tela. I medium sono additivi e vengono usati a seconda dell’ esigenza per cambiare le caratteristiche del colore , esempio per variare l’ essicazione o per avere un colore più fluido o per renderlo brillante o opaco.
I medium per olio ovviamente sono oli , non si può assolutamente usare l’acqua . Uno dei più utilizzati è sicuramente l’ olio di lino , ha un alto grado di asciugatura , ma ingiallisce con il tempo ; i bianchi e gli azzurri i viola e i verdi virano al giallo.

Primo strato di colore ( la foto di riferimento per questo studio proviene da pixabay)

l’ ho capito a mie spese perciò non lo utilizzo più.
L’ olio di papavero è quello che ingiallisce meno , ha buona essicazione diciamo che è un buon compromesso.
Un medium che mi piace molto è il Liquin Original , lo produce la W&N lo trovo fantastico come essiccativo. Diluisce bene il colore e il Liquin fine Detail per dipingere particolari è ottimo. In realtà si tratta di una resina alchidica…quello dei medium è un mondo talmente vario che mi dilungherei veramente tanto e perciò mi fermo qui…Sconsiglio di usare come medium acquaragia o trementina , io le utilizzo esclusivamente per pulire i pennelli.

Sui Colori ad olio…parte 1

…Quando si parla di dipinti o di arte non si può non pensare all’ olio .

I grandi maestri del passato ci hanno donato migliaia di capolavori con questa affascinante ma non semplice tecnica.
Personalmente trovo questa pittura meditativa , dalla preparazione della tela , alla singola pennellata tutto è pensato nei minimi particolari , soprattutto quando ci si avvicina ad una tecnica realista o iperrealista .

Concentrarsi sul singolo tocco del pennello , sul momento , la pazienza , pennellata dopo pennellata l’ immagine si palesa sempre più vibrante.



Come dicevo non si tratta di una tecnica semplice da padroneggiare . Dipingere ad olio in sostanza significa mescolare dei pigmenti con sostanze oleose , oggi per fortuna tutto è racchiuso in un comodo tubetto , quando arrivò la tecnica fiamminga in Italia i colori venivano preparati in bottega (ancora oggi c’è chi se li prepara)

I pigmenti erano terre, estratti minerali , animali e vegetali il tutto legato (con lavoro veramente paziente) con olio di lino , noce , papavero e altri oli.
Solitamente per questo tipo di pittura si utilizzano i pennelli , ( per alcune tecniche vengono utilizzate anche le spatole) che possono essere di diverso materiale , origine animale , i migliori sono di martora , i peggiori a mio avviso di bue e i sintetici di ottima qualità che uso preferibilmente , li trovo ottimi ma devono essere veramente di qualità … per intenderci escludete quelli del supermercato se non volete perdere peli sulla tela . I supporti su cui dipingere ; oltre alla classica tela che può essere di cotone , lino , Juta , più o meno ruvida , l’ olio viene utilizzato su legno , carta , cuoio e metalli.
Ogni tipo di supporto ha bisogno di una preparazione per accogliere al meglio il colore…ma di questo scriverò nei prossimi post.

Matite colorate…

Parliamo di matite colorate…
Per i miei ritratti utilizzo anche le matite colorate , alcune volte in tecnica mista con i pastelli.
Le matite colorate non contengono grafite e si distinguono dalle normali matite per avere al loro interno pigmento colorato e leganti , ogni marca ha il proprio segreto di lavorazione. Io divido le matite colorate in due tipi , quelle per professionisti e quelle scolastiche , ci sono marche che producono entrambe i tipi . La differenza che balza subito all’ occhio per chi si approccia la prima volta sta nel costo , la qualità del pigmento utilizzato è veramente superiore. Un semplice esempio che vi posso fare riguarda la durata della brillantezza del colore , le sovrapposizioni colore su colore ( qui gioca un buon ruolo anche la carta di qualità) , la mina all’ interno molto resistente, e l’ampissima gamma ti tonalità.
Vi ho accennato i leganti che possono essere a base cera o a base olio.
Esistono anche le matite pastello che presentano dei leganti simili a quelli dei pastelli e di conseguenza il risultato nel loro uso li ricorda. (Se non l’hai ancora fatto leggi il post sui pastelli morbidi)
Personalmente utilizzo le Polychromos della Faber Castel , Luminance della Caran D’ache e Carbothello della Stabilo …ognuna con caratteristiche diverse. Il mio consiglio come sempre è di provarle tutte per capire quelle che più si prestano al tipo di lavoro che si vuole fare.

Pastelli (parte 2)

Oggi vi parlo di dove utilizzare i pastelli morbidi .

I pastelli solitamente si usano su carta , personalmente ho fatto un esperimento su tela cartonata , e devo dire che tutto sommato sono stata abbastanza soddisfatta anche se il miglior supporto rimane la carta.

Ma quale carta? Non certamente una qualsiasi.

Si usano due tipi di carta principalmente , la ruvida , che comprende diversi stadi di ruvidezza , ci sono carte molto simili alla carta vetrata , cioè in parole povere possono presentare una grana molto fine o molto ruvida. La carta ruvida aiuta il pigmento a rimanere aggrappato alla sua superficie. Le diverse tipologie di ruvidità andranno scelte in base alla tecnica e al soggetto che vuoi ritrarre. Se si lavora molto sui dettagli una carta di minor ruvidezza sarà la scelta ottimale. Per definire meglio i dettagli solitamente si fa uso anche di matite pastello , queste hanno la caratteristica di essere un po’ più dure del pastello.

Un’ altra carta utilizzata da molti pastellisti è la carta vellutata , molto morbida e sicuramente si presta a opere dal tratto più etereo, meno marcato , si possono raggiungere ottimi risultati , io non la amo molto per il semplice fatto che provo fastidio nell’ utilizzarla! Ma è un fatto molto personale.

La buona via di mezzo , ebbene si! Esiste! E’ una carta ne troppo abrasiva ne troppo morbida come la velluto … ed è quella che prediligo , e che utilizzo ormai da tempo per i miei lavori , la carta Pastelmat di Clairefontaine . Mi piace perchè permette sia di realizzare sfumature delicate sia tratti decisi , e trovo che per realizzare ritratti animali è ottima.

Basilare rimane sempre lo sperimentare , in modo da trovare la carta più adatta alla vostra tecnica e al vostro stile….alla prossima

Pastelli…

Una delle tecniche che prediligo sono i pastelli morbidi e le matite .

In questo post vi racconterò alcune curiosità sul pastello.

Il pastello morbido (chiamato anche secco ) fa parte delle tecniche definite a secco , infatti non ha bisogno di essere diluito con acqua o solventi per essere utilizzato. Questo particolare lo rende sicuramente molto comodo nell’ utilizzo.

Personalmente lo trovo versatile anche per la immensa gamma di colori colori molto puri con i quali puoi passare dalle nature morte al ritratto credo sia impossibile non trovare la gradazione desiderata con questa tecnica.

La pecca negativa se così vogliamo definirla è che ci si deve sporcare le mani , perciò richiedono attenzione soprattutto nel momento di sfumarli , imparare ad utilizzare tutte le dita è una buona cosa , abbiamo 10 pennelli naturali , sfruttiamoli !

Curiosità…il termine pastello viene usato in modo comune associato a matite , gessetti , pastelli a cera ecc. Il pastello morbido di cui sto parlando per intenderci è il “soft pastel” come lo chiamano gli inglesi oppure il “pastel sec” come lo definiscono i francesi . In realtà la differenza tra un pastello più morbido o più secco è la quantità di legante utilizzato….per oggi mi fermo qui…nei prossimi articoli ti parlerò di come utilizzarli e su quale carta…a presto.